Elezioni inglesi: May perde la maggioranza assoluta, verso nuovo voto?

Tanto che c'è qualche quotidiano, come il tabloid Mirror, che titola direttamente su di lui: "È ovvio che abbiamo vinto le elezioni".

La premier britannica, che ha perso la maggioranza parlamentare nelle elezioni di ieri, ha annunciato che formerà un nuovo governo per "fornire certezza" al Paese, formato dall'alleanza del suo partito conservatore con gli unionisti nordirlandesi del Dup. Dopo la sua rielezione nel collegio di Maidenhead, popolato di pendolari, May ha detto che la Gran Bretagna "necessita un periodo di stabilità" mentre si prepara al complesso processo di uscita dell'Unione europea.

Il vincitore morale di queste elezioni è Jeremy Corbyn, che trionfante richiede le dimissioni di Theresa May e ha detto che è molto orgoglioso della campagna che il partito laburista ha fatto e dei risultati che sta raggiungendo.

Così come rimane un autogol clamoroso quello di Theresa May, saldamente al comando di un partito, con le redini di un paese altrettanto saldamente in mano; e che invece, adesso, si trova con le spalle al muro, non solo di fronte ad un parlamento che più svariato non si può, ma anche in seno al proprio partito, con tanti che, di sicuro, saranno pronti a fargli la pelle.

Davvero Theresa May ha chiesto le elezioni per approfittare della brexit e annientare il Labour?

In entrambi i casi, il prezzo delle intese sarebbe un nuovo premier al posto di Theresa May. I Liberal Democratici che hanno ottenuto 12 seggi hanno escluso la possibilità di una coalizione né col Labour né coi Tories perché entrambi sono in favore di una "hard Brexit". I laburisti hanno probabilmente recuperato anche alcuni dei voti che nel nord industriale erano andati, nel 2015, allo Ukip, praticamente scomparso dalla mappa elettorale. Tories e DUP hanno opinioni opposte su numerose questioni, dal matrimonio gay al cambiamento climatico. Come vuole la prassi, gli investitori erano favorevoli a una vittoria dei conservatori, ma soprattutto a un governo "forte e stabile", proprio come diceva il mantra espresso a più riprese da May durante le poche settimane di campagna elettorale.

Il risultato del voto è molto diversificato per aree regionali, ma un elemento costante è che Corbyn riesce a rivitalizzare il voto giovanile (una cresita in completa controtendenza rispetto al passato): in questo sicuramente l'approccio anti-sistema di Corbyn, la sua freschezza, la sua diversità, il suo modo di presentarsi diretto e informale hanno giocato un ruolo fondamentale. Un numero che a conti fatti sancisce non solo la perdita di 12 deputati rispetto all'assetto precedente, ma anche la totale assenza di una maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni, corrispondente a 326 seggi su un totale di 650. Quando ha indetto le elezioni anticipate, la May aveva dichiarato di voler sottoporre il suo programma all'approvazione degli elettori, che come abbiamo visto avevano votato per un altro programma. La "hard Brexit" preoccupa più che attrarre e questo May non lo comprende. Lo scrive su Twitter l'ex leader laburista Ed Miliband, uscito sconfitto dal voto del 2015.

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