Toninelli (M5s): fiducia su legge elettorale? È atto eversivo

Di Battista insulta il padre di Renzi: “fiero di mio padre, c'è chi ha Vittorio e chi ha Tiziano”

Di Battista insulta il padre di Renzi: “fiero di mio padre, c'è chi ha Vittorio e chi ha Tiziano”

Nella confusione Alessandro Di Battista (M5S) è uscito da Montecitorio per parlare con i manifestanti che protestano in piazza. La legge elettorale torna a Montecitorio dove si riparte da dove aveva lasciato quattro mesi fa: l'esame degli emendamenti.

Il deputato, secondo quanto si apprende, si è tolto la giacca arringando la folla contro l'uso della fiducia per la legge elettorale ma la piazza lo ha coperto di fischi e insulti, invitandolo ad andarsene. Tanto che il Pd ha chiesto al premier Paolo Gentiloni di porre la fiducia. "Gentiloni con il Rosatellum - aggiunge - è pronto a fare come Renzi con l'Italicum: mettere la fiducia su una legge elettorale con evidenti profili di incostituzionalità". Una legge che toglie la sovranità ai cittadini di scegliere i propri eletti viene approvata togliendo la sovranità al Parlamento.

Per concludere caro Di Battista: c'è sempre un populista più populista di te che ti popula... Inizialmente accolto da un applauso, al neo papà sono stati poi indirizzati diversi "Vaffa", "Che c...ci fai qui?" e "Sei un abusivo" soprattutto dai seguaci di Pappalardo. Ad esempio Massimo Gramellini gli ha dedicato la rubrica quotidiana - dal titolo "Il Caffè" - che tiene sul Corriere della Sera. "Auspichiamo un rapido iter al Senato consapevoli che chiunque lo rallenti evidentemente vuole rinviare la data delle elezioni che si devono tenere invece il più presto possibile". Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. "In quella sede ogni gruppo politico ha avuto l'opportunità di approfondire le questioni più delicate e di proporre modifiche al testo base presentato dal relatore Fiano". Il deputato del Movimento 5 stelle ha definito in un video su Facebook il 10 ottobre una vera "mer." la legge elettorale, chiedendo poi l'11 ottobre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non firmarla. "Anche il Rosatellum produrrà un Parlamento di nominati".

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