Il dna è di Bossetti. La prova è "irripetibile"

Caso Yara

Caso Yara"Il Dna è di Bossetti perizia valida Oggi alle 16:06- ultimo aggiornamento all

Sono queste in sintesi le motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo in Cassazione dello scorso 17 luglio.

La Corte d'assise d'appello ha però ricostruito l'omicidio di Yara Gambirasio nelle motivazioni della sentenza che ha confermato l'ergastolo per Massimo Bossetti.

I giudici scrivono che "non sono stati violati i principi del contraddittorio e delle ragioni difensive" riguardo la prova del Dna, che pertanto risulta valida.

I giudici aggiungono che "non vi sono più campioni di materiale genetico in misura idonea a consentire nuove amplificazioni e tipizzazioni" del Dna trovato sul corpo della tredicenne.

Ma secondo i giudici non sarebbe soltanto la prova - definita "granitica e diretta" - del Dna a inchiodare Bossetti. La finalità "dai contorni sessuali" del delitto si evince, secondo i giudici, dal fatto che l'imputato "si stava aggirando" a bordo del suo furgone "nelle vicinanze della palestra" frequentata dalla giovane ginnasta "in attesa di qualcuno"; per la scoperta nel pc di Bossetti di "un interesse insistente e perdurante per adolescenti" viste le foto ritrovate, per le lettere a una detenuta che "dimostrano come Bossetti avesse pulsioni sessuali così intense" e perché il delitto avviene in un periodo in cui il muratore di Mapello ha litigato con la moglie.

Ha agito "vigliaccamente nei confronti di una ragazzina giovanissima e indifesa, aggredita, per motivi sicuramente spregevoli, colpita violentemente per tre volte al capo con un corpo contundente, colpita per almeno nove volte al collo, al petto, alla schiena, ai polsi, al gluteo, alla gamba con tale forza anche da procurare lesioni ossee, e lasciata morire in preda a spasmi e inaudite sofferenze in un campo abbandonato e lontano a causa del freddo e delle ferite".

Ieri è stato il cognato a ribadirne l'innocenza, oggi tocca alla madre parlare in sua difesa: la famiglia di Massimo Bossetti non ha dubbi sulla sua estraneità in merito all'omicidio di Yara Gambirasio. Per i giudici, presieduti da Enrico Fischetti, "si è trattato di un'azione realizzata con grande intensità di dolo e senza alcun segno di ravvedimento e di umana pietà".

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