Fabrizio Miccoli condannato per estorsione

Estorsione aggravata Miccoli condannato a 3 anni e 6 mesi

Estorsione aggravata Miccoli condannato a 3 anni e 6 mesi

Con la sentenza del Gup Walter Turturici, Fabrizio Miccoli, condannato oggi pomeriggio, dopo otto ore di camera di consiglio, a 3 anni e sei mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha ottenuto solo le attenuanti generiche: l'unico parziale sconto rispetto alla richiesta del pm Francesca Mazzocco, che aveva proposto una condanna a 4 anni.

Secondo la procura di Palermo, Miccoli si sarebbe rivolto a Cosa Nostra perché venisse saldato un debito di 20 mila euro a carico di un amico.

Lauricella si sarebbe dato da fare utilizzando metodi violenti, anche se avrebbe recuperato solo 2mila euro. Mauro Lauricella era invece stato assolto dall'accusa di estorsione e condannato per violenza privata aggravata dal metodo mafioso. Nell'ambito del giudizio, lo scorso 16 maggio, l'ex capitano rosanero è stato sentito come teste: "Non sapevo che Lauricella fosse figlio di un boss, siamo amici - ha spiegato l'ex calciatore -". La stessa Procura aveva chiesto l'archiviazione ma un altro giudice delle indagini preliminari, Fernando Sestito, aveva imposto l'imputazione coatta. Adesso siamo al paradosso che viene condannato il presunto mandante di un'estorsione, mentre il presunto esecutore è stato assolto da questa accusa. Il fu "Romario del Salento" era presente in tribunale ma non ha voluto commentare la sentenza. "Quindi per il Tribunale non c'è stata estorsione e per il Gup sì", ha detto Giovanni Castronovo, avvocato di Miccoli. "Lui è completamente estraneo ad ogni accusa e cercheremo di dimostrarlo nel processo d'appello".

Ma quello che di questa vicenda ha fatto molto discutere è stata un'intercettazione di una conversazione, del 2013, in cui è coinvolto Miccoli. Il figlio di Lauricella, Mauro, venne intercettato mentre in macchina parlava con il bomber canticchiando: "Quel fango di Falcone". Quando si era scoperto l'accaduto, l'ex star del Palermo aveva chiesto scusa, ma le sue parole lo costrinsero a lasciare la società calcistica e persino il Comune di Corleone - sciolto per mafia - gli ritirò la cittadinanza onoraria.

Il Lauricella in questione è figlio di Antonino Lauricella detto "U scintilluni", sospettato di condurre attività di stampo mafioso nel quartiere della Kalsa.

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