Russiagate, l'ex manager della campagna di Trump si costituisce all'Fbi

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Paul Manafort si consegna all'FBI.

"Inoltre, non c'e' alcuna collusione", aveva twittato ancora Trump, ribadendo cosi' che tra la sua campagna e i russi non c'è stata alcuna cooperazione. I due sono accusati di dodici reati - l'elenco comprende anche riciclaggio di denaro, frode fiscale, violazione delle leggi sulle lobby e falsa testimonianza -, tra cui quello di cospirazione contro gli Stati Uniti. Sui conti offshore suoi e del suo ex socio in affari Rick Gates - che come lui si è presentato all'Fbi questa mattina - sono transitati oltre 75 milioni di dollari.

Manafort è stato capo del comitato elettorale di Donald Trump da marzo ad agosto del 2016; fu licenziato quando emersero sui giornali i primi indizi sui suoi lunghi e intricati rapporti con imprenditori russi e ucraini molto vicini a Vladimir Putin, compresa una consulenza da 12 milioni di dollari per Viktor Yanukovych, l'ex presidente dell'Ucraina molto filo-russo.

Manafort e Gates rischiano decine di anni di carcere e multe da milioni di dollari se saranno condannati per tutti i capi di imputazione contestati dal procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller. Solo nel 2017 Manafort si è registrato retroattivamente presso il Dipartimento di Giustizia come Agente estero. A decidere la perquisizione il procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller III. Su Twitter l'inquilino della Casa Bianca ha smentito lo scandalo Russiagate: "Mi dispiace, ma i fatti per cui è accusato Manafort risalgono a prima che entrasse nella mia campagna elettorale". L'ex manager della campagna di Trump finora ha negato ogni addebito.

Ormai da mesi si sa che Manafort era uno degli indagati con la posizione più delicata: a luglio la sua abitazione di Alexandria (Virginia) è stata oggetto di una perquisizione improvvisa all'alba da parte dei Federali, che cercavano documenti compromettenti nascosti dal consulente. In riferimento a George Papadopolous, ex collaboratore volontario della campagna di Trump, l'avvocato ha poi sottolineato che nel suo caso il reato contestato è aver mentito all'Fbi, senza riflessi sulla campagna. "Stiamo dicendo dal primo giorno che non c'è nessuna prova della collusione Trump-Russia, e niente nell'atto di accusa di oggi cambia la situazione", ha insistito Sanders.

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