Uber sotto attacco hacker: "rubati" dati di 57 milioni di utenti

Uber non denunciò il furto 57 milioni di dati di passeggeri e autisti

Uber non denunciò il furto 57 milioni di dati di passeggeri e autisti

"Alla fine del 2016 siamo venuti a conoscenza del fatto che due persone avevano avuto accesso ai dati degli utenti scaricando una quantità significativa di informazioni personali su 57 milioni di utenti in tutto il mondo". Dopo il secondo attacco - finora noto - Uber ha patteggiato 3 mesi fa con la Ftc, ma senza ammettere di aver commesso un crimine, per la violazione della privacy dei clienti.

In particolare sono stati hackerati i nomi, le email e i numeri di telefono degli utenti, oltre ai numeri di patente dei conducenti.

Uber, la piattaforma di trasporto condivisa, avrebbe tenuto nascosto, per oltre un anno, un hackeraggio nei confronti dei dati di 57 milioni di suoi utilizzatori e di 600mila autisti. "Tutto questo non avrebbe dovuto accadere e non chiederò scusa per questo", ha dichiarato in una nota il nuovo ad Dara Khosrowshahi, che si era insediato con il grido di battaglia: "Cambieremo il modo in cui facciamo business" e al quale, lo scorso settembre, era stato affidato il compito di ridare una credibilità all'azienda.

Khosrowshahi ha aggiunto che gli hacker non sono riusciti a rubare dati ancora più sensibili, come le carte di credito, i conti bancari, i social security (l'equivalente di un codice fiscale), le date di nascita. In pratica, secondo questo scenario, Uber e i suoi attaccanti sarebbero arrivati a una sorta di compromesso: silenzio da tutte e due le parti, in cambio niente denuncia, da un lato, niente scandalo, dall'altro.

Se però nel breve periodo non denunciare può sembrare un atteggiamento vincente, perché consente di non cadere in quanto detto, nel medio-lungo periodo produce invece, secondo l'esperto, grossi danni.

Il procuratore generale di New York, Eric Schneiderman, ha aperto un'indagine. Travis Kalanick, ex Ad, seppe della violazione degli archivi della società a novembre del 2016, un mese dopo l'attacco, ma non denuncitò la questione, diventando complice a tutti gli effetti del capo della sicurezza Sullivan.

Un attacco hacker ha colpito Uber, la società di ride sharing che sta rivoluzionando il mercato degli spostamenti in città, facendo concorrenza spietata ai taxi (almeno nei Paesi dove il servizio "Pop" è consentito, in Italia è ritenuto fuori legge). Sullivan, che veniva da Facebook e che ha un passato di avvocato, è stato licenziato insieme al direttore degli affari legali Craig Clark.

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