Catania, morti sospette in ambulanza: un arresto

Ambulanza killer domani il barelliere davanti al Gip di Catania

Ambulanza killer domani il barelliere davanti al Gip di Catania

Di tutti i casi soltanto una decina, secondo le indagini dei carabinieri, hanno "una maggiore pregnanza", mentre sono 3 al momento i decessi portati all'attenzione del Gip che ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Tuttavia l'indagine dei carabinieri disposta dalla Procura di Catania denominata "Ambulanza della morte" riguarda in tutto una cinquantina di casi in cui sarebbero coinvolti altri due barellieri indagati per episodi simili avvenuti su altre due ambulanze. E' accusato di omicidio volontario ai danni di tre persone anziane e malate, crimini che sarebbero stati commessi con l'aggravante di aver agevolato le attivita' illecite sia dell'associazione di tipo mafioso operante in Biancavilla e storicamente denominato clan "Mazzaglia-Toscano-Tomasello, sia dell'associazione di tipo mafioso operante ad Adrano denominato clan "Santangelo". Arrestato questa mattina Davide Garofalo, 42 anni, barelliere.

Malati terminali uccisi su un'ambulanza e corpi "venduti" per 300 euro a un'agenzia di onoranze funebri. C'è un fermo per il caso dei pazienti morti durante il trasporto dall'ospedale di Biancavilla (Catania) a casa. I particolari dell'operazione verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa del Procuratore della Repubblica di Catania, che avra' luogo oggi alle 10.30 presso la Procura. Quando il malato arrivava morto a casa i pazienti erano presi dallo sconforto e dal dolore, e non riuscivano a collegare il veloce decesso con il tempo del trasferimento dall'ospedale a casa. Le prime rivelazioni il 'pentito' le aveva fatte in un'intervista al programma televisivo Le Iene e poi si era recato in procura per riferire dei fatti a sua conoscenza. Nell'immediatezza delle rivelazioni, i Carabinieri della compagnia di Paterno', su delega dei magistrati della Dda etnea, acquisirono cartelle cliniche nell'ospedale.

'La gente non moriva per mano di Dio, ma per guadagnare 300 euro, invece di 30 o 50', ha rivelato il pentito, sostenendo che venivano sempre uccise persone ormai spacciate, in punto di morte. I parenti non si accorgevano di nulla.

'Erano i boss a mettere gli uomini sull'ambulanza', dice il collaboratore di giustizia.

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