Scoperta sorgente di magna sotto l'Appennino. "Sarà causa di nuovi terremoti"

Pericolo terremoti, scoperta sorgente di magma sotto l'area del Matese e del Sannio

Pericolo terremoti, scoperta sorgente di magma sotto l'area del Matese e del Sannio

Una sorgente di magma sta risalendo sotto la crosta terrestre in corrispondenza dell'Appennino meridionale, nell'area del Sannio-Matese.

È quanto emerge della ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances e condotta dall'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dal Dipartimento di Fisica e Geologia dell'Università di Perugia.

Gli esperti avvertono: "Questo magma potrebbe causare terremoti, anche di forte intensità". Intrusioni di magma, ha rilevato la ricercatrice, "sono state finora osservate solo in aree vulcaniche, ma nulla del genere è stato mai osservato in una zona di catene montuose". "Un'anomalia- spiegano i ricercatori- legata non solo alla profondità dei terremoti di questa sequenza, ma anche alle forme d'onda degli eventi più importanti, simili a quelli di terremoti in aree vulcaniche".

Secondo i ricercatori, i terremoti e le falde acquifere dell'Appennino meridionale hanno rivelato che nell'area del Sannio-Matese è presente magma in profondità. "E' da escludere che il magma che ha attraversato la crosta nella zona del Matese possa arrivare in superficie formando un vulcano", spiega Giovanni Chiodini, geochimico dell'INGV, che però poi ammette, "Tuttavia, se l'attuale processo di accumulo di magma nella crosta dovesse continuare non è da escludere che, alla scala dei tempi geologici (ossia migliaia di anni), si possa formare una struttura vulcanica". Quei terremoti, i più forti dei quali erano di magnitudo 5, erano più profondi rispetto agli altri registrati nella stessa area: erano infatti avvenuti a una profondità compresa fra 10 e 25 chilometri, contro la profondità media di 10-15 chilometri dei sismi registrati nel Sannio-Matese.

I dati raccolti hanno così dimostrato che i gas che vengono rilasciati da questa intrusione di magma sono costituiti soprattutto da anidride carbonica che arriva in superficie come gas libero o disciolta negli acquiferi dell'area dell'Appenino meriodionale. In conclusione, la parola "definitiva", la mette Guido Ventura, vulcanologo dell'INGV, quando dice che il risultato raccolto da questa straordinaria scoperta "apre nuove strade alla identificazione delle zone di risalita del magma nelle catene montuose e mette in evidenza come tali intrusioni possano generare terremoti con magnitudo significativa".

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