Amnesty, un 2017 catastrofico per i diritti umani

Amnesty, un 2017 catastrofico per i diritti umani

Amnesty, un 2017 catastrofico per i diritti umani

Un Paese "intriso di odio e di ostilità, che discrimina, razzista e xenofobo, che rifiuta le opinioni diverse, le culture diverse". È quanto sostiene Amnesty International, presentando oggi il "Rapporto 2017-2018". Preoccupa la politica di contenimento dell'immigrazione: "Stiamo voltando le spalle alla sofferenza, alle torture e alla schiavitù che accade in Libia", ha detto il portavoce, Riccardo Noury.

Secondo Amnesty, l'Italia "è passata dall'essere il Paese che con le sue forze di Stato salvava i naufraghi nel Mediterraneo centrale e poi li avviava alle procedure per il riconoscimento dell'asilo o altre forme di protezione, a essere il Paese che li rigetta dal mare direttamente nei campi di concentramento libici e che ha impedito alle organizzazioni non governative di continuare la loro opera di salvataggio", ha denunciato Rufini. "Non so se è questa l'Italia che vogliamo, purtroppo è l'Italia che sta uscendo da questa campagna elettorale, da questi ultimi mesi di dibattito politico". Il segretario generale dell'Ong per i diritti umani, Salil Shetty, se l'è presa in particolare con Trump per aver dato il via a un anno in cui "i leader hanno portato la politica dell'odio alla sua conclusione più pericolosa". Da questi 500 interventi "si può dire che migranti e rifugiati rappresentano l'80% delle vittime di questa ostilità, seguiti dai rom (15%) e dalle persone Lgbt (5%)". Un fatto che "sta rendendo il clima impossibile in questo Paese, uccidendo ogni possibilità di confronto".

"Il 42% delle dichiarazioni segnalate ad oggi provengono da leader, il 37% da candidati parlamentari e il 21% da candidati presidenti - ha proseguito - un leader su tre fa ricorso a discorsi offensivi, razzisti e di odio".

"A fronte di tale situazione solo una cittadinanza attiva e consapevole può fare la differenza, per tornare a difendere i diritti dei più deboli e a ribadire che siamo tutti uguali".

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