"Lupara bianca": a nome del figlio scomparso truffa anziani genitori

Legato, torturato e poi giustiziato. Ecco come morì Domenico Pelleriti, vittima di lupara bianca

Legato, torturato e poi giustiziato. Ecco come morì Domenico Pelleriti, vittima di lupara bianca

Una storia che ha dell'incredibile quella ricostruita dagli investigatori, partita dalle dichiarazioni di una donna che aveva avuto una relazione con Simone e che si è presentata nella caserma di Montalbano Elicona per denunciarlo. Stanza da letto o bagno. Simone aveva fatto credere agli anziani che il figlio si era trasferito al nord Italia ed aveva bisogno di denaro per cure mediche. In particolare, Simone riferisce ai coniugi Pelleriti che Domenico è malato e se loro non gli mandano i soldi tramite lo stesso Simone questi morirebbe sicuramente. L'uomo è stato intercettato per diverse settimane e dalle telefonate è emersa la sua "crudeltà" come la definisce il gip di Messina. Simone, ha spiegato la donna, camuffava la voce al telefono fingendosi il figlio per convincere gli anziani a consegnargli il denaro, poi lo andava a ritirare alla loro abitazione.

Le investigazioni, avviate dai carabinieri in sinergia con i militari della compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, svolte sotto la direzione del sostituto procuratore Rita Barbieri, hanno permesso di fare luce sulla vicenda.

Nel luglio del 1993 Domenico Pelleriti, è stato vittima di "lupara bianca", per mano della mafia barcellonese e, dopo la sua scomparsa, il corpo, trascorsi, oramai 25 anni, non è mai stato ritrovato.

I carabinieri della Comando Provinciale di Messina hanno arrestato un 44enne accusato di avere truffato per anni una coppia di anziani, genitori di un ragazzo scomparso nel 1993. I capi della "famiglia barcellonese" non potevano tollerare che la loro autorità venisse messa in discussione e, pertanto, hanno deciso di intervenire assassinandolo personalmente, unitamente ad un altro giovane anch'egli sospettato di avere partecipato ai furti. Ai due ha fatto credere che dalle loro dazioni di denaro dipendeva la sopravvivenza del ragazzo.

Il cadavere è stato seppellito in un agrumeto, ma le ricerche svolte, a distanza ormai di anni dal delitto, non hanno consentito di recuperare il corpo, anche in considerazione del fatto che quel terreno era stato in gran parte disboscato e spianato attraverso pesanti escavatori che potrebbero avere disperso i poveri resti. I genitori del giovane scomparso sono state sottoposti a tortura psicologica: i due vivevano in un clima di paura, intimidazione e sofferenza, poiché credevano che interrompendo i rapporti con l'arrestato, avrebbero interrotto i rapporti con il figlio. Il denaro veniva consegnato all'indagato, oppure veniva depositato dalle vittime nella cassetta delle lettere di una casa cantoniera. E abusando della fiducia dei due anziani, distrutti dalla preoccupazione per il figlio, si è fatto consegnare almeno 200 mila euro riducendo la coppia sul lastrico. Gli anziani, per soddisfare le pretese del truffatore, sono arrivati anche a considerare l'idea di rubare i risparmi della nipote, figlia dello scomparso. Il giovane, hanno raccontato i pentiti della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, pur non appartenendo alla criminalità organizzata, sarebbe stato coinvolto in un giro di ladri d'auto ed era sospettato di avere compiuto dei furti a un commerciante che pagava il pizzo all'associazione mafiosa.

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