Ndrangheta, arrestato un boss. Tentò di bruciare vivi sei rumeni

Il boss della 'ndrangheta che tentò di uccidere sei romeni incendiando la casa

Il boss della 'ndrangheta che tentò di uccidere sei romeni incendiando la casa

Un doppio sistema efficace e collaudato, con elementi provenienti sia dalla camorra sia dalla 'ndrangheta, che aveva di fatto trasformato alcune zone di Roma nord in piazze di spaccio già protagoniste, in passato, di numerosi altri episodi di criminalità, con tanto di pusher, galoppini, vedette e capi zona.

Antonino Labate, 68 anni, deve rispondere di tentato omicidio plurimo e incendio doloso, aggravati dalle modalità mafiose.

Gli occupanti della casa, che stavano festeggiando un compleanno, si sono salvati scavalcando una finestra posteriore. I Vigili del Fuoco e le Volanti erano accorsi sul luogo per domare le fiamme, appena scattato l'allarme al servizio 113 della Questura. L'ordinanza a cui gli uomini dell'Arma hanno dato esecuzione, è stata emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su istanza del Direttore Distrettuale Antimafia.

Tentò di uccidere sei rumeni, di cui due bambini, dando fuoco alla loro abitazione. L'accurata analisi delle immagini, ha consentito di accertare che, nello stesso pomeriggio, il 68enne, era andato a riempire un bidone di benzina, con una bicicletta elettrica, presso un distributore di carburanti della zona, dopodiché si era recato a casa dei rumeni per appiccare l'incendio al fine di "bruciarli vivi". Individuato il movente del delitto. Le indagini, le ricerche e i controlli degli inquirenti e delle forze dell'ordine non si sono ancora fermate e sono fermamente convinte di portare alla luce tutto quanto possibile, al fine di aver chiara tutta la situazione e le persone appartenenti alle organizzazioni che sono coinvolte in questo commercio illecito.

Già sottoposto, nel 1993, alla misura dell'avviso orale da parte del Questore di Reggio Calabria, è stato arrestato nel 2014, unitamente ad altri 39 soggetti, nell'ambito dell'operazione "TIBET", coordinata dalla Procura della Repubblica - DDA di Milano e condotta dalla Squadra Mobile di Milano con l'apporto investigativo del Centro Operativo DIA di Reggio Calabria che, su delega della Procura Distrettuale reggina, aveva attenzionato il MORGANTE in altra parallela attività.

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