Foodora, respinto il ricorso dei rider licenziati

«I rider di Foodora erano sfruttati. E chi si è lamentato è stato espulso»

«I rider di Foodora erano sfruttati. E chi si è lamentato è stato espulso»

"I ragazzi", aggiunge l'esponente pentastellata, "che hanno avuto il coraggio di intentare causa alla multinazionale tedesca Foodora sono un granello di sabbia dentro un ingranaggio enorme". I lavoratori danno la loro disponibilità e prestano servizio solo quando vengono richiesti dalle aziende.

I rider di Foodora erano sfruttati, monitorati dall'azienda in ogni loro mossa.

A rappresentare Foodora, l'avvocato Ornella Girgenti, con i colleghi Paolo Tosi e Giovanni Realmonte: "Non c'è alcun rapporto di subordinazione - ha detto in aula -". In termini più semplici è diventata l'opportunità occupazionale principale per migliaia di giovani disoccupati.

I rider di Foodora non l'hanno avuta vinta. Ma altrove si sta già discutendo come trovare un compromesso fra la libertà delle aziende di muoversi in un'area grigia come quella dei "lavoretti" tramite app, non regolamentata da leggi specifiche, e la necessità di tutelare le persone che lavorano per aziende del genere. Per questo si erano visti sospendere la collaborazione.

La vicenda sembr, dunque, lontana da una conclusione. Nel frattempo, a fine ottobre, la nota società di noleggio di auto con autista Uber ha perso l'appello di una sentenza emessa da un tribunale di Londra che la obbliga a considerare i suoi autisti alla stregua di lavoratori dipendenti. I loro avvocati hanno chiesto il reintegro, un risarcimento di 20 mila euro e il versamento dei contributi previdenziali non goduti. Perché le aziende e le forze sociali non sono capaci di prendere un'iniziativa autonoma che sappia affrontare il problema e proporre una soluzione equa? Il controllo continuo degli spostamenti e dei tempi di consegna attraverso le tecnologie digitali di fatto crea una condizione di lavoro subordinato. Il giudice del lavoro Marco Buzano ha respinto il ricorso dei sei fattorini, allontanati dopo le proteste sulla paga oraria. Nei prossimi anni le aziende organizzate come Foodora non solo non scompariranno ma si moltiplicheranno. "O si seguiva nel dettaglio ogni direttiva oppure scattava il licenziamento".

Dobbiamo costruire e pretendere una politica che metta al primo posto la risoluzione delle questioni contemporanee del mondo del lavoro, non slogan, non parole vuote dette da chi non sa che oggi il lavoro è questo, non false idee per cui il reddito minimo garantito sarebbe assistenza e non un modo per ottenere allo stesso tempo un salario minimo e uno strumento di liberazione del ricatto, non diritti per qualcuno ma per tutte e tutti, perché è così che si crea alternativa allo sfruttamento del lavoro. Se davvero si vuole contrastare la precarietà sempre più spinta in cui sono costretti a vivere i lavoratori più giovani è necessario intervenire per modificare la normativa esistente e renderla appropriata alle mutate condizioni tecnologiche ed economiche.

Mercoledì potrebbe essere un giorno importante per la "gig economy" italiana.

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