CANAVESE - Caso Olivetti: tutti assolti per le morti provocate dall'amianto

Amianto alla Olivetti: assolti in appello tutti i manager

Amianto alla Olivetti: assolti in appello tutti i manager

Per i giudici di secondo grado "il fatto non sussiste".

La Procura generale, il 21 febbraio scorso, aveva chiesto la conferma delle condanne decise dal tribunale di Ivrea, seppur con alcuni aggiustamenti.

In primo grado i fratelli De Benedetti erano stati condannati a 5 anni e 2 mesi per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose.

Il processo Olivetti riguardava una ventina di dipendenti dell'azienda di Ivrea che si erano ammalati ed erano in buona parte deceduti tra il 2008 e il 2013, per il contatto con sostanze nocive sul luogo di lavoro, avvenuto tra gli anni Settanta e Ottanta.

"Le sentenze si rispettano ma si possono non condividere - prosegue il segretario dei metalmeccanici torinesi -: leggeremo le motivazioni, ma il messaggio è comunque devastante, perché decine di lavoratori sono morti per l'esposizione all'amianto in Olivetti e non hanno avuto giustizia. E daremo battaglia" è stato il commento del sostituto procuratore generale, Carlo Maria Pellicano, che ha sostenuto l'accusa insieme ai pubblici ministeri, Laura Longo e Francesca Traverso. Corrado Passera, co-amministratore delegato dal 1992 al 1996, viene condannato a 1 anno e 11 mesi.

Non sono ancora note le motivazioni della sentenza ma Repubblica, citando uno degli avvocati, spiega che a portare alle conclusioni della presidente sarebbe stato il cosiddetto "effetto acceleratore".

Per l'accusa i dirigenti del gruppo non potevano non sapere dei rischi derivanti dal silicato, un talco a base d'amianto utilizzato nella produzione delle macchine da scrivere e delle stampanti e che avrebbe causato un tumore in 14 dipendenti, 12 dei quali sono poi morti. Un avvocato citato da Repubblica ha detto: "In pratica il dirigente è considerato responsabile solo per i primi due anni di esposizione del lavoratore all'amianto". I giudici hanno condannato le parti civili, compreso il Comune di Ivrea, al pagamento delle spese processuali. A meno che non sia appunto accertate l'efficacia e dell'effetto acceleratore (della malattia). Ma nella comunità scientifica non c'è un consenso unanime.

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