Delitto Di Pietrantonio, parla la madre: "Ho riconosciuto Sara tra le fiamme"

Delitto Sara Di Pietrantonio: Paduano condannato a 30 anni

Delitto Sara Di Pietrantonio: Paduano condannato a 30 anni

A partire da quella della premeditazione. "Che quella notte ci sia stata un'accesa discussione è provato". Così l'avvocato Fabrizio Vincenzi commenta l'assoluzione di Pasquale Palumbo, 55 anni, liberato dalla Corte di Cassazione dopo 6 anni di carcere per omicidio.

La madre della giovane racconta durante una puntata di Terzo Indizio, trasmissione in onda su Retequattro, di essersi precipitata sul luogo del delitto attirata dal fumo dell'auto, che stava bruciando a poca distanza dalla sua abitazione. "Mi vergogno profondamente di quello che ho fatto -aveva detto- Come faccio a chiedere perdono se io stesso non mi perdono?" In primo grado, il ragazzo era stato condannato all'ergastolo.

Un agguato che ebbe il suo innesco nella campagna elettorale per le regionali del 2015, quando Vaccaro e le due vittime entrarono in contrasto per la gestione delle affissioni, ma che secondo la Procura affondava radici in un più ampio riassetto degli equilibri criminali.

Paduano era confuso: "Vorrei poter dare spiegazioni ma non ho ricordi di quella notte".

"Le scuse di Vincenzo?".

Secca la risposta della madre di Sara, Concetta Raccuia: "Non gli credo perché è un manipolatore, abituato a indossare tante maschere". I giudici sono entrati in camera di consiglio; la sentenza è prevista nel pomeriggio.

La Corte d'Assise d'Appello di Roma ha condannato a 30 anni di reclusione Vincenzo Paduano, accusato di aver ucciso l'ex fidanzata, Sara Di Pietrantonio, prima strangolata poi data alle fiamme.

Paduano oggi, dopo aver reso dichiarazioni spontanee con cui ha chiesto scusa per quanto fatto, ha tenuto gli occhi bassi per tutte le oltre tre ore di udienza. Me ne sono andato. "Non mi ha mai guardato in faccia - ha affermato la mamma di Sara - Lui ora dice di non ricordare cosa è successo ma io non gli credo". Sono scappato, mi vergognavo. I due difensori di Padurano, l'ex fidanzato colpevole del terribile omicidio del 19 maggio 2016, hanno infatti ottenuto una rideterminazione della pena, chiedendo in aula l'assoluzione dell'imputato dai reati di stalking e distruzione di cadavere con l'esclusione delle aggravanti della premeditazione, della minorata difesa e dei futili motivi e la concessione delle generiche.

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