Quaranta migranti della Diciotti sono stati dichiarati irreperibili

Dileguati 50 migranti sbarcati da Diciotti

Dileguati 50 migranti sbarcati da Diciotti

Perché nessuna norma nazionale o internazionale prevede che i migranti giunti in Italia siano trasferiti in un paese non appartenente all'UE come l'Albania, contro la loro volontà. "Sappiamo che si tratta di persone difficili, per le storie che hanno alle spalle". L'allontanamento sarebbe avvenuto dal centro di accoglienza della Cei o dal centro di Messina.

E' proprio di Salvini uno dei primi commenti a quanto accaduto: "Più di 50 degli immigrati sbarcati dalla Diciotti erano così "bisognosi" di avere protezione, vitto e alloggio, che hanno deciso di allontanarsi e sparire". Il riferimento è alle testimonianze degli operatori di Save The Children e di Terres des Hommes che negli ultimi giorni della loro permanenza sulla nave nel porto di Catania avevano descritto i migranti - in maggioranza eritrei - come "denutriti, magrissimi, scheletri ridotti pelle e ossa". Il vicepremier ha poi proseguito: "È l'ennesima conferma che non tutti quelli che arrivano in Italia sono 'scheletrini che scappano dalla guerra e dalla fame'. Lavorerò ancora di più per cambiare leggi sbagliate e azzerare gli arrivi". A darne notizia è il Viminale.

Tutte le persone in questione erano state identificate con rilievi fotodattiloscopici e inserite in un sistema digitale europeo. "È allontanamento volontario, non fuga".

Il Viminale fa sapere che "per la legge, queste persone hanno libertà di movimento e quindi non sono sottoposte alla sorveglianza dello Stato". Al momento, secondo le prime verifiche, sei si sono allontanati il primo giorno di trasferimento, e provengono dalle Isole Comore, due sono eritrei, destinati alla Diocesi di Firenze, mentre per altri 19 l'allontanamento è stato riscontrato il tre settembre, 13 erano destinati a varie diocesi. Non posso dire che non abbiano avuto dei problemi.

"Erano così disperati - sottolineano però i sottosegretari all'Interno Stefano Candiani e Nicola Molteni - che hanno preferito rinunciare a vitto e alloggio garantiti per andare chissà dove". "Si fugge da uno stato di detenzione e non è questo il caso, nessuno vuole rimanere in Italia, si sa". Sempre il direttore della Caritas precisa infine che tali persone "potranno chiedere asilo ricominciando quella procedura che era stata avviata nelle nostre strutture, a partire dal centro di accoglienza straordinaria 'Mondo Migliore'".

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