Standard & Poor’s taglia il rating dell’Italia: outlook negativo

Standard & Poor taglia outlook Italia a negativo

Standard & Poor taglia outlook Italia a negativo

Standard & Poor's ha confermato il rating dell'Italia a BBB, un livello che resta quindi due gradini al di sopra del temuto "speculative grade", comunemente chiamato "junk" (spazzatura); al tempo stesso l'agenzia ha modificato da "stabile" a "negativo" l'outlook, ovvero le prospettive sulle sue stesse valutazioni di affidabilità creditizia. E lo fa attaccando il governo giallo-verde. "La nuova coalizione (Cinque Stelle e lega) ha preso misure che riteniamo aumentino sostanzialmente l'incertezza politica".

"Questo piano "rappresenta un'inversione" rispetto al precedente consolidamento di bilancio e in parte torna indietro sulla precedente riforma delle pensioni". L'oulook negativo vuol dire che S&P potrebbe tagliare il rating nei prossimi 24 mesi se il pil crescera' meno delle attese e se il deficit e il debito saranno decisamente superiori alle attese. Le agenzie di rating non si sono accorte della crisi mondiale? Quanto al debito, prosegue S&P, il governo ha deciso di annullare in parte la legge Fornero: dato l'importante cambiamento demografico in corso in Italia, spiegano gli analisti, "la misura del governo, se attuata in pieno, invertirà a nostro avviso i guadagni della precedente riforma e minaccia la sostenibilità di lungo termine dei conti pubblici". Lo afferma Standard & Poor's.

"I piani di politica economica e fiscale del Governo hanno eroso la fiducia degli investitori, come riflesso dall'aumento del rendimento del debito pubblico". Standard & Poor's ha rivisto anche al ribasso le stime di crescita per l'Italia all'1,1% per quest'anno e il prossimo. Per il 2019 S&P stima un deficit al 2,7% rispetto al 2,4% indicato dal governo. L'outlook è infatti sceso a "negativo" dal precedente "stabile" complici le deboli prospettive di crescita e le tensioni con l'Europa.

- BANCHE: L'aumento dei rendimenti sui titoli di stato italiani ha effetti negativi sull'accesso delle banche ai finanziamenti sul mercato dei capitali: "un ulteriore aumento dei rendimenti potrebbe ridurre la capacita' delle banche di finanziare l'economia italiana".

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