Economia. Male il tasso di crescita e la disoccupazione

Istat: a ottobre il tasso di disoccupazione sale al 10,6%

Istat: a ottobre il tasso di disoccupazione sale al 10,6%

Nell'Ue a 28 il tasso di disoccupazione è stato del 6,7% a ottobre, stabile rispetto a settembre e in calo dal 7,4% di ottobre 2017; il più basso registrato dall'inizio della serie storica nel gennaio 2000. "Diminuiscono gli occupati tra i 15 e i 49 anni, dunque proprio tra chi dovrebbe rappresentare il futuro del Paese". Rileva l'Istat che il tasso di occupazione, pari al 58,7%, non fa registrare variazioni congiunturali. Il tasso di inattività scende al 34,2% (-0,2 punti percentuali). Lo rileva l'Istat spiegando che i disoccupati nel mese erano 2.746.000, in crescita di 64.000 unità su settembre e in calo di 118.000 unità su ottobre 2017. "Nel trimestre crescono i dipendenti a termine (+62 mila) e calano sia i permanenti (-64 mila) sia gli indipendenti (-38 mila)", prosegue Istat. Su base annua, l'occupazione cresce dello 0,7%, pari a +159 mila unità. L'espansione interessa uomini e donne e si concentra fortemente tra i lavoratori a termine (+296.000); sostanzialmente stabili gli indipendenti, mentre si registra un'ampia flessione dei dipendenti permanenti (-140.000). L'occupazione appare in calo nel trimestre agosto-ottobre rispetto a quello precedente (-40.000 unità). Nell'anno aumentano principalmente gli occupati ultracinquantenni (+330.000) e, in misura più contenuta, i 15-24enni (+20.000), mentre calano i 25-49enni (-190.000).

Ottobre 2018 era l'ultimo mese in cui era in vigore la fase transitoria del decreto dignità, dal 1 novembre il contratto a termine può essere prorogato per un massimo di 12 mesi, oltre questo periodo deve essere prevista una causale che motivi il successivo rinnovo per un massimo di 24 mesi totali, contro i 36 mesi precedentemente previsti, e con un numero massimo di 4 proroghe totali.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil, con un contributo nullo per i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) e per la spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP) e negativo per 0,2 punti percentuali per gli investimenti fissi lordi.

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