Pensione Quota 100 anche per chi non lavora più?

Il permier Giuseppe Conte

Il permier Giuseppe Conte

Nella bozza del decreto si legge infatti che chi matura i nuovi requisiti contributivi (42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne) "consegue il diritto" trascorsi tre mesi dalla data di maturazione.

La nuova governance prevede un consiglio di amministrazione composto da quattro consiglieri e dal presidente che sarà nominato dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata su proposta del Ministro del Lavoro di concerto con il Ministro dell'Economia.

Su Quota 100 si conosce ormai tutto (o quasi): in queste ore, però, è stato svelato il testo del decreto - che potete scaricare di seguito - con il quale viene fatta chiarezza su ogni aspetto di questa misura, comprese le differenze che ci sono tra il pensionamento dei dipendenti pubblici e privati. L'unica limitazione è il raggiungimento dei 35 anni di contributi. Chi matura i requisiti dal primo gennaio 2019 in poi consegue il diritto al pensionamento dopo tre mesi.

Disco verde anche per una ulteriore possibilità di anticipo dell'uscita con la possibilità per i fondi di solidarietà bilaterali (di imprese e sindacati) di finanziare, volontariamente, la contribuzione mancante per arrivare a quota 100, con uno scivolo aggiuntivo fino a 3 anni.

Lei può fare domanda della Quota 100 appena il decreto sarà ufficiale, per i dipendenti pubblici è prevista la prima uscita a luglio 2019, per tutti coloro che hanno maturato i requisiti entro il 31 marzo 2019, mentre per i dipendenti privati, che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018, potranno uscire il 1° aprile 2019.

Prorogata l'Opzione donna. Il diritto al trattamento pensionistico anticipato, ricalcolato con il metodo contributivo, è infatti riconosciuto per le donne nate entro il 31 dicembre 1959 che abbiano maturato un'anzianità contributiva pari o superiore ai 35 anni. Lo prevede una bozza del provvedimento intitolato "Decreto legge contenente disposizioni relative all'introduzione del reddito di cittadinanza e a interventi in materia pensionistica", al vaglio dei tecnici del governo gialloverde.

Nel decreto che ricordiamo, accorpa anche il reddito di cittadinanza, si fa menzione della "pensione di cittadinanza". Si va incontro a un taglio che arriva fino a un terzo dell'assegno rispetto ai valori del normale assegno previdenziale, raggiunto per vecchiaia.

Tuttavia per chiedere l'assegno di accompagnamento alla pensione dovranno essere stipulati accordi sindacali a livello aziendale o territoriale che prevedano "il numero di lavoratori da assumere in sostituzione di quelli che lasceranno in anticipo il posto". Come abbiamo già avuto modo di spiegare le due misure attingono dagli stessi stanziamenti. Attenzione però: vi sono rigidi parametri per rientrare nel beneficio sussidiario alla pensione. Questo perché nonostante se ne parli da tantissime settimane, la misura ancora ha dei lati oscuri che soltanto il decreto potrà chiarire, come ad esempio il riconoscimento dei contributi figurativi, il meccanismo della totalizzazione, ma soprattutto la consapevolezza di ricevere un importo più basso, visto che i contributi versati sono indubbiamente minori.

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